
La storia di questo casale prende una direzione diversa quando entra nella vita della nostra famiglia: diventa agriturismo con alcune camere e allevamenti: nello spazio antistante il casale c’era un allevamento di fagiani e poco lontano gli orti dell’azienda agricola di famiglia (tutt’ora presenti).
L’agriturismo era frequentato da clienti affezionati, amici e ospiti di passaggio, e offriva una cucina semplice, quella che un giovanissimo Giovanni – oggi chef e titolare – aveva imparato molto prima tra le mura di casa, osservando nonna Elvira cucinare quei sapori casalinghi che la memoria non cancella.
È da lei che ha imparato i gesti fondamentali: il rispetto per gli ingredienti, per ciò che tramandano le tradizioni, la pazienza dei tempi giusti. L’idea che la cucina debba prima di tutto avere senso e non essere soltanto virtuosismo.
Gli studi sono arrivati insieme all’esperienza all’estero, soprattutto nella sua amata Spagna, la cui influenza riaffiora ancora oggi in alcuni piatti. Ma quel primo modo di cucinare – diretto, concreto, profondamente legato alla tradizione – è rimasto la base di tutto.
Per anni a La Paterna si è mangiato così: piatti stagionali, nati dall’istinto e dalla creatività del momento.
Con il passare del tempo però la passione ha iniziato a chiedere di più. La ricerca delle materie prime è diventata sempre più rigorosa, la curiosità ha aperto nuove strade e la cucina ha trovato una voce più personale.
Così, nel 2016, l’agriturismo La Paterna – che continua ancora oggi la sua attività di ospitalità sotto la guida di mamma Gloria – ha cambiato pelle ed è diventato ristorante, senza tradire l’anima con cui era nato. Le materie prime arrivano da allevamenti locali, come per esempio dall’Azienda Agricola La Burlina (varietà pregiate di mais e polletto Rustichello® ruspante della Pedemontana), quasi la totalità delle verdure dagli orti di famiglia e altri ingredienti da eccellenti fornitori del territorio come Bottacin (carne) o Tagliapietra (baccalà).
